Incontro sui miti irlandesi presso il castello di Fombio (LO)

Cari amici, siamo lieti di invitarvi domenica 25 giugno alle 17 presso il castello di Fombio, in provincia di Lodi, dove terremo un incontro dedicato alla mitologia irlandese nel contesto del Festival Interceltico, giunto alla sua seconda edizione. L’evento è a ingresso libero e adatto a un pubblico di tutte le età e vi farà conoscere la remota origine di uno dei popoli più affascinanti di ogni epoca e della verde isola che ha ispirato sogni, storie e poesia: l’Irlanda.

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La nostra associazione culturale vi proporrà un viaggio nel cuore della cultura celtica attraverso la narrazione delle antiche storie giunte fino a noi, storie smarrite tra le nebbie di miti lontani che parlano di trasformazione, rinascita, crude battaglie. Miti che narrano di uomini e donne dotati di straordinaria bellezza e di grande sapienza, i Tuatha De Danann, i figli della dea Dana, e dei magici strumenti del loro potere.
Questo incontro fa parte di un programma di divulgazione operato da alcuni anni dalla nostra associazione, mirato a diffondere la mitologia e le tradizioni del nostro passato presso castelli, biblioteche, scuole ed eventi legati alla storia della nostra cultura.
Vi aspettiamo numerosi e buone letture a tutti!

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Birra nella storia. Il nuovo saggio di Marco Gavio de Rubeis

Cari amici, siamo orgogliosi di annunciarvi l’uscita del nuovo saggio storico di Marco Gavio de Rubeis, autore già noto al nostro pubblico per i suoi testi di grande successo dedicati alla storia della gastronomia e all’idromele. Il nuovo libro tratta la storia della birra partendo dal mondo antico, con le prime preparazioni di birra che si ritrovano nell’inno sumero a Ninkasi e a Zosimo di Panopoli, passando attraverso le tradizioni celtiche e germaniche fino ad approdare alle consuetudini medievali di produzione della birra, al fondamentale ruolo dei monasteri e all’introduzione del luppolo. Il viaggio prosegue poi attraverso le ricette e le tradizioni tra Cinquecento e Settecento, per restituirvi tutta la complessità delle birre antiche senza nessun tipo di modernizzazione, come nei libri precedenti della stessa collana.

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Il libro è disponibile per l’acquisto nel nostro shop, in tutti gli store online, ad esempio quiqui e qui, e, dietro ordinazione, in qualsiasi libreria italiana.

Buona birra a tutti!

 

Tre appuntamenti con la mitologia

Carissimi amici, siamo lieti di invitarvi a tre incontri che terremo nei prossimi giorni riguardanti vari aspetti della mitologia, adatti a un pubblico di tutte le età.

Il primo appuntamento sarà sabato 13 maggio presso la biblioteca comunale di Sesto San Giovanni, alle 15,30. Parleremo dell’Edda e della mitologia norrena, di grande interesse anche per tutti gli appassionati di letteratura fantastica. Leggeremo alcuni dei testi più belli e interessanti con accompagnamento di musica medievale dal vivo.

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Il 14 maggio ci troverete invece al castello sforzesco di Galliate presso la bella manifestazione Un viaggio nella Terra di Mezzo. Saremo presenti tutto il giorno con il nostro stand, dove potrete trovare tutti i libri che abbiamo pubblicato, i corni e naturalmente ricevere consigli su come produrre l’idromele in casa o ricostruire ricette di cucina antica e medievale. Alle 14 siete tutti invitati presso la Sala Consiliare, dove terremo una conferenza dedicata alle creature fantastiche più amate di tutti i tempi: “Il drago nel Medioevo. Alla riscoperta delle fonti mitologiche di Tolkien”. All’interno della conferenza presenteremo un excursus tra le varie mitologie, con particolare attenzione nei confronti della cultura norrena, fino ad approdare a un’analisi come la figura del drago sia stata rielaborata da Tolkien e da altri autori contemporanei.

Il terzo appuntamento, il 20 maggio alle 16,30, riguarderà invece Gilgamesh e la mitologia sumera e sarà tenuto da Marco Bertoli, autore, tra le varie pubblicazioni, del giallo storico di ambientazione sumera L’avvoltoio. Delitti all’alba della scrittura. L’incontro, dedicato a uno dei poemi epici più belli della storia della letteratura, si svolgerà presso la sala inferiore della biblioteca SMS di Pisa, in via san Michele degli Scalzi, nel contesto della Settimana alle Piagge.

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Vi aspettiamo come sempre numerosi e partecipi!

Marco Bertoli racconta “1886. Quando le Lunatermiti invasero la Terra”

Carissimi amici, oggi vi presenteremo tramite un’intervista all’autore la nuova opera di Marco Bertoli, già noto al nostro pubblico non soltanto per l’avvincente romanzo storico L’avvoltoio. Delitti all’alba della scrittura, ma anche per avere curato i due libri illustrati per ragazzi Gilgamesh. La storia di un eroe sumero e Ivano. Il cavaliere del leone, che hanno avvicinato tanti bambini alla storia della letteratura.

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SERENA FIANDRO. Sono lietissima di dare il benvenuto a Marco Bertoli. Ci troviamo di fronte a un autore con una produzione letteraria ampia e variegata, soprattutto di racconti, grazie alla quale ha conseguito ottimi riscontri da parte del pubblico tanto per i temi quanto per la qualità, sempre impeccabile, di scrittura.
Oggi siamo qui per presentare ai nostri lettori la sua ultima opera, 1886. Quando le Lunatermiti invasero la Terra, un romanzo di fantascienza ambientato in un Ottocento alternativo devastato dall’arrivo di invasori alieni che si inserisce nel solco della migliore tradizione dei romanzi d’avventura scritti proprio nel medesimo periodo.
Infatti la prima domanda che vorrei rivolgere a Marco Bertoli riguarda proprio le sue influenze letterarie. Leggendolo per la prima volta, mi ha ricordato molto sia per temi che per ambientazione certi romanzi di Verne e Salgari, a cui molti di noi devono l’inizio della passione per la lettura. In questo, oltre che nella scrittura agile e coinvolgente, risiede il maggiore fascino di questo romanzo pieno d’azione e di intreccio. Ti riconosci nelle mie impressioni? Ritrovi qualcosa di questi autori nella tua opera?

MARCO BERTOLI. Anzitutto un saluto a tutti i lettori e un grazie a voi, Doni delle Muse, per la fiducia e l’apprezzamento nei miei confronti.
Venendo a rispondere alle prime delle tue domande, confesso senza problemi che L’isola misteriosa è uno dei romanzi che salverei in caso di cataclisma. Sì, Salgari e Verne sono stati gli autori che hanno accompagnato la mia infanzia, riempiendo le ore di svago con storie coinvolgenti che sognavo di vivere una volta cresciuto. Questo, ahimè, non è stato possibile nella vita reale, quindi mi sono consolato inventando io stesso un’avventura in cui provare a ricreare le atmosfere e le situazioni che tanto mi avevano entusiasmato da giovane. In più, ho aggiunto un altro classico dei miei tempi: il libro Cuore di De Amicis.

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SERENA FIANDRO. Una tematica frequente nella fantascienza è l’invenzione di una forma di vita aliena talmente estranea al genere umano da risultare incomprensibile. L’insetto forse è ciò che meglio rappresenta tale estraneità, tale differenza incolmabile. Pensieri del tutto diversi, esigenze differenti, ragionamenti che la mente umana non è in grado di percorrere. Per questo è sempre così efficace nella narrazione di una storia. Come sono le tue Lunatermiti, così enigmatiche, misteriose e indecifrabili? Cosa vogliono? Perché hanno invaso la Terra?

MARCO BERTOLI. Concordo con le tue parole: quando si parla di alieni l’immaginazione corre subito a mostri dalle forme di ragni o insetti, così piccoli eppure così inquietanti nel loro lottare per la sopravvivenza in un silenzio che ci sgomenta perché ci priva di un punto di riferimento emotivo. Basti pensare a come il tono di voce di una persona ci permetta d’intuire il suo stato d’animo al di là del significato delle parole che usa.
Le mie Lunatermiti sono creature intelligenti e sociali che hanno vissuto nel sottosuolo lunare sino a che la sovrappopolazione le ha spinte a invadere la Terra. Questa almeno è la spiegazione fornita dai governi degli stati perché, in realtà, nessuno è a conoscenza delle loro reali motivazioni. Anche gli uomini e le donne che li aiutano nei loro piani di conquista per trarne un vantaggio personale ignorano i loro scopi. Gli unici dati certi riguardano la struttura della loro società, rigidamente suddivisa in classi a seconda del lavoro cui sono destinate sin dalla deposizione delle uova, e il loro vivere in colonie. Si suppone che alla loro guida ci siano gruppi ristretti di regine o simili ma nessun terrestre è riuscito a penetrare nelle profondità di un loro termitaio e a tornare fuori vivo.
La scelta del nome, infine, è stata indirizzata dalla orecchiabilità perché il termine suona meglio di Lunaformiche.

SERENA FIANDRO. I tuoi personaggi sono sempre ben caratterizzati e complessi e possiedi una rara capacità di creare tanto personaggi maschili quanto femminili, in questo caso ragazzi, così reali da sembrare vivi. Come nascono i personaggi di questo romanzo? Ti sei ispirato alla realtà o sono completamente inventati?

MARCO BERTOLI. Il protagonista maschile deve tanto al coraggio e al senso di responsabilità del Tamburino Sardo di De Amicis e a un mio collega di lavoro di cui apprezzo l’irruente spontaneità scandita da un caratteristico intercalare.
Andrea, invece, nasce da un disegno trovato girovagando su Internet: una ragazzina dai capelli rossi in tuta da meccanico intenta a trafficare attorno a uno strano macchinario. Carattere e modi di comportarsi sono una miscela di quelli delle mie due figlie. La tenacia di non mollare mai, infine, è presa pari pari da mia moglie.

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SERENA FIANDRO. 1886. Quando le Lunatermiti invasero la Terra è un romanzo per tutti, come i romanzi d’avventura di cui parlavamo all’inizio. È senza dubbio adatto per un pubblico molto giovane, ma diversamente da tanti libri indirizzati ai ragazzi non perde mai di vista la complessità e la caratterizzazione dei personaggi, come abbiamo visto, senza mai incorrere in semplificazioni eccessive, quindi è in grado di appassionare anche lettori adulti allo stesso modo, come è avvenuto con me che sono rimasta rapita dal mondo che hai creato. Molti scrittori hanno uno o più lettori, reali o immaginari, di riferimento. Questa considerazione vale anche per te? Chi è il lettore a cui ti rivolgi?

MARCO BERTOLI. Ho appena terminato di leggere un libro in cui un autore di fama planetaria descrive alcuni aspetti della sua esperienza e rivela che per lui tutti sono lettori, cioè che quando scrive non si rivolge a un particolare tipo. Nelle debite proporzioni, ovvio, mi ritrovo nella sua affermazione. Come dico sempre, io mi diverto a raccontare storie con la speranza che chiunque le ascolti, a prescindere da età o sesso, possa ricavarne piacere e stimoli di riflessione sul mondo che ci circonda.

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SERENA FIANDRO. Una domanda che amo sempre rivolgere agli scrittori riguarda la loro ispirazione. Mi hai parlato di questo romanzo quando ancora era soltanto un’idea, ma come è nato il tema che si è poi sviluppato in questo mondo così affascinante e complesso? Che metodo di scrittura hai seguito per la creazione del tuo romanzo?

MARCO BERTOLI. Questa è la domanda che più temevo perché non so che cosa rispondere. Sono consapevole di quanto possa sembrare assurdo, eppure è la verità. Certo, l’idea di scrivere un romanzo di genere steampunk mi attirava, ma il processo che ha distillato insieme l’intera vicenda è qualcosa di misterioso e irrazionale a cui forse non è estraneo il fatto che a Pisa l’abitazione di Pacinotti, personaggio ombra del libro, sino a un paio di anni fa era occupata da studi e laboratori del Dipartimento di Scienze della Terra in cui presto servizio.
Quanto al metodo ho utilizzato per la prima volta un programma di scrittura di romanzi. Ero diffidente sulle sue effettive capacità di gestione ma mi sono ricreduto grazie alla sua facilità di uso: una volta abbozzata la scaletta delle scene, è stato semplice modificarla e arricchirla sino alla versione finale.

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SERENA FIANDRO. Quale messaggio vorresti comunicare ai tuoi lettori, giovani e meno giovani?

MARCO BERTOLI. A rischio di apparire retorico, sono più che mai convinto che gli affetti come l’amicizia sincera e la volontà di realizzare le aspirazioni che tutti abbiamo nel cuore, senza prevaricare chi ci sta intorno e nel rispetto reciproco, siano buoni motivi per cui vale la pena di affrontare le prove spesso dolorose della vita.

SERENA FIANDRO. Per concludere, ringraziando Marco Bertoli per la sua disponibilità, ti faccio la domanda di rito: hai dei progetti futuri che vorresti portare a pubblicazione? Puoi anticiparci qualcosa?

MARCO BERTOLI. Sto elaborando numerosi racconti di vario genere per sperimentare tipi diversi di scrittura che meglio si adattino a ognuno di essi. Inoltre sono impegnato nella revisione di una terna di romanzi che ho scritto negli ultimi due anni. Si tratta di un giallo storico con sfumature fantasy ambientato a Pisa in un 1600 ucronico; di un giallo storico puro che si svolge a Sparta nel 1208 a.C. e di un romanzo storico con risvolti thriller con al centro la figura di Dedalo.

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SERENA FIANDRO. Grazie per essere stato qui con noi e per avere risposto alle mie domande. Auguro a tutti i lettori di godersi questo romanzo che può essere acquistato in tutti gli store online, ad esempio qui o qui, sul nostro sito o, dietro ordinazione, in tutte le librerie italiane. Ricordiamo inoltre che anche gli altri titoli dell’autore pubblicati dalla nostra associazione culturale sono sempre disponibili nello stesso modo. Buona lettura a tutti!

Incontro sulla cucina rinascimentale a Quattordio (AL)

Carissimi amici, siamo lieti di invitarvi il 22 marzo a una conferenza dedicata alla cucina del Rinascimento italiano a Quattordio, in provincia di Alessandria. L’appuntamento è previsto per le 21 presso la Sala dei Maestri del Municipio. Durante l’incontro ci sarà, come sempre, ampio spazio per domande e interventi del pubblico. Racconteremo le tradizioni alimentari, le ricette e curiosità tratte dalle numerose fonti del periodo.

Per approfondire, potete leggere il nostro libro dedicato all’argomento, facilmente reperibile in tutti gli store online, sul nostri sito e, dietro ordinazione, in qualsiasi libreria italiana. Qui trovate invece un articolo dedicato all’analisi di alcune ricette di cappone tra Medioevo e Rinascimento e qui invece un articolo che abbiamo scritto per Italia Medievale sui piatti più spettacolari dell’epoca, il pavone rivestito e il pastello volativo.

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LA CUCINA RINASCIMENTALE TRA RICETTE E CURIOSITÀ
Erede della grande tradizione medievale e protesa tra la volontà di imitazione del modello classico e abitudini radicate nel corso dei secoli, la cucina rinascimentale è caratterizzata dalla contraddizione tra banchetti sempre più complessi e finalizzati a stupire e l’esaltazione della moderazione portata avanti da medici e umanisti come ricerca di un gusto più semplice. Da un lato ritroviamo piatti raffinati, stravaganti, dall’altro la riscoperta di alimenti fondamentali nella cultura classica come le insalate e la frutta, imprescindibili tanto nell’alimentazione di tutti i giorni quanto nelle occasioni più importanti.
L’associazione culturale I Doni delle Muse propone un incontro per parlare di cucina e di cultura alimentare del periodo rinascimentale, con aneddoti e curiosità tratte dai ricettari e dalle fonti letterarie dell’epoca, per un viaggio affascinante tra i sapori del XV e del XVI secolo. Un appuntamento per appassionati, curiosi e buongustai di tutte le età.

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Cos’è il garum

Carissimi amici, oggi Marco Gavio de Rubeis, autore conosciuto al nostro pubblico per i suoi fortunati saggi dedicati alla storia dell’enogastronomia, tra cui Roma antica in cucina, vi propone uno dei temi più controversi e fraintesi della cucina dell’antica Roma, il garum. Cos’è esattamente, come si usa e per quale scopo? Lo scoprirete leggendo questo interessante articolo, dedicato a tutti gli appassionati della storia antica e soprattutto della buona cucina.

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Uno degli ingredienti tipici della cucina dell’antica Roma di cui pressoché tutti hanno sentito parlare è il garum. Pur avendo raggiunto la sua massima fama a Roma in età imperiale, ha in realtà un’origine molto più antica e lo ritroviamo ampiamente diffuso in tutto il Mediterraneo e impiegato anche dai Greci e dai Fenici per la preparazione dei piatti.
Diversamente dall’opinione di molti, non si tratta di una salsa ottenuta con il pesce putrefatto. Al di là della straordinaria raffinatezza della cultura romana e della sua tradizione gastronomica, pensare che gli antichi potessero consumare regolarmente un prodotto a base di pesce marcio è un ovvio controsenso e non soltanto per ragioni organolettiche: l’intossicazione alimentare derivata dal consumo di prodotti ittici avariati ha gravi conseguenze sulla salute, provocando anche la morte in caso di un’assistenza medica non adeguata, rendendo chiaramente impossibile anche solo pensare che la stragrande maggioranza della popolazione mediterranea antica potesse consumare ogni giorno un alimento tossico.
Cos’è allora il garum? Innanzi tutto, facciamo una distinzione terminologica. In senso proprio, il garum costituisce il prodotto finale della fermentazione di alcuni tipi di pesce, spesso pesce azzurro, talvolta con l’impiego di erbe e spezie. Con il passare del tempo, il termine garum è stato impiegato per designare il cosiddetto liquamen, ovvero la salsa liquida ottenuta alla fine del processo di fermentazione, distinto dall’allec che invece ne costituisce la componente solida.
Il liquamen, se preparato in modo adeguato, ha un odore che non ha nulla a che vedere con il pesce e ricorda piuttosto un certo tipo di formaggi stagionati. Il sapore invece, difficile da definire, ha delle caratteristiche organolettiche che ricordano altri prodotti fermentati ricchi di glutammato di sodio, come il miso o la salsa di soia così tanto usati nella cucina orientale oppure il murri, condimento dalle origini antiche impiegato fino ad alcuni secoli fa nella cucina araba. La funzione che ricopre il garum è precisamente di questa natura: si tratta di una salsa che va a esaltare la sapidità di qualsiasi cibo e si abbina alla perfezione con tutti i tipi di piatti, che siano di carne, pesce, cereali, legumi o verdure, sia crude che cotte. L’allec, meno frequente nelle ricette dell’antica Roma, invece ha un sapore più marcatamente di pesce e si tratta pertanto di una tipologia di prodotto differente e impossibile da confondere con il liquamen.
Esaminando le testimonianze delle fonti antiche, risulta del tutto evidente come l’opinione corrente riguardo alla possibilità di sostituire nella cucina antica il garum con la colatura di alici, sottoprodotto della conservazione delle alici che si presenta molto salato e con un marcato sapore di pesce, o ancora peggio preparare una sorta di salsa a partire dalla pasta di acciughe, non derivi che da una mancanza di comprensione della funzione e della preparazione del garum. In particolare per quanto riguarda l’antica Roma, l’attitudine del cuoco risulta sempre quella della cura nei confronti del bilanciamento dei sapori e soprattutto l’attenzione alla moderazione. Un sapore sbilanciato come quello della colatura di alici, diversamente da quello del garum, non può unirsi in modo armonico a quello della frutta secca, della sapa o del miele per la preparazione delle pietanze, essendo il risultato finale del tutto immangiabile. Soltanto il fraintendimento riguardo alla natura del garum e all’alimentazione di uno dei popoli più raffinati della storia può portare alla supposizione che la cucina degli antichi Romani sia improponibile per il gusto attuale: la corretta riproposizione delle ricette e l’impiego degli ingredienti giusti invece ci mostra una cucina mediterranea ben bilanciata e sapori straordinariamente attuali che possono costituire una valida ispirazione anche per l’alta cucina odierna.

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Come recuperare il garum e come impiegarlo in cucina? Grazie alla recente riscoperta dell’enogastronomia antica, sono sempre più numerosi i produttori che si mettono alla prova sperimentando prodotti di altri tempi e il garum non fa eccezione. Il nostro invito risulta tuttavia quello di prestare attenzione al prodotto che viene offerto in base alle indicazioni che avete potuto trovare in questo articolo: molti vendono come garum e a caro prezzo diverse varianti della colatura di alici che, come abbiamo visto, non sono adeguate per la preparazione dei piatti di età classica.
Una variante economica ma di buona qualità e prodotta secondo tecniche identiche a quelle impiegate nell’Antichità è la salsa di pesce come la ritroviamo nella cucina del sud est asiatico, facilmente reperibile nei negozi etnici e, più di recente, in molti supermercati. Vi invitiamo a prestare attenzione a non acquistare prodotti che contengano spezie, generalmente non filologiche per il nostro periodo di riferimento, e di controllare che la percentuale di sale non superi il 30%, per evitare che la salatura eccessiva copra il sapore della salsa costringendovi a usarne una quantità troppo modesta. La salsa di pesce deve essere impiegata in piccole quantità, secondo il principio del bilanciamento dei sapori.
Provate e scoprirete un mondo di gusto del tutto inesplorato che merita tutta la nostra attenzione e inizierete a comprendere come mai gli antichi Romani avessero sviluppato nei confronti del garum una sorta di dipendenza. Buona cucina e buon appetito a tutti! (MARCO GAVIO DE RUBEIS)

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Per approfondire le tematiche riguardanti la cucina dell’antica Roma e l’uso del garum, vi consigliamo la lettura del saggio Roma antica in cucina, nel quale troverete una vasta sezione introduttiva dedicata a ingredienti e tradizioni alimentari oltre a un centinaio di ricette selezionate tra le più interessanti di Apicio, Columella e Catone. Potete acquistare il libro presso il nostro shop, in tutti gli store online e, dietro ordinazione, in qualsiasi libreria italiana.