L’isola del ghiaccio

isola del ghiaccio

Titolo: L’isola del ghiaccio
Autore: Angelo Berti
Editore: I Doni Delle Muse
ISBN: 978-88-99167-10-3
Pagine: 230
Prezzo: 12 euro

DALLA QUARTA DI COPERTINA
In un villaggio del nord, un fabbro vive per guadagnarsi l’idromele che gli consente di dimenticare un passato che resta impresso a fuoco nella sua memoria. Tre atti d’infamia si dice debba compiere in ognuna delle tre vite a cui l’hanno destinato gli dei. Ma la sua vita è una soltanto, gravata dal peso di troppi ricordi. Ora anche la sua solitudine sta per essergli tolta, per volontà di guerrieri leggendari che vivono in un’isola di ghiaccio dove non cala mai la notte.
Si avvicina un tempo di corvi e di sangue, in cui pochi ancora lottano per salvare le proprie terre dall’invasione di un oscuro nemico.
Inviso a Þórr e amato da Óðinn, Starkaðr dovrà assumersi la responsabilità di portare un nome che è già leggenda.

DAL ROMANZO
L’aria era calda. Le fiamme ardevano e dentro la forgia le braci erano rosse. Dappertutto erano sparsi pezzi di ferro grezzi, alcuni abbozzati e in un angolo, in ordine, quelli lavorati. Spade, cerchi, asce. L’officina di un fabbro.
La stanza, avvolta nella penombra, non era grande. Molti preferivano fare quel lavoro all’aperto, per sfuggire il caldo a volte opprimente, ma lui no. Non amava mostrarsi. I lunghi capelli castani, striati di grigio, si attaccavano alle spalle larghe e sudate, lasciando intravedere una profonda cicatrice che, dalla testa, attraversava la fronte e terminava sul sopracciglio destro. La barba era lunga e tratteneva il sudore che scivolava dalle tempie sulle guance.
In un attimo i frammenti della porta volarono davanti ai suoi occhi, distrutta come se fosse stata sfondata dal bue Himinhrjóðr infuriato. Senza perdere il ritmo, strinse con ancora più forza l’impugnatura del martello mentre colpiva il ferro incandescente.
Un’ombra si allungò oltre la soglia seguita dalla massa possente di Arnljótr. «Dannato Starkaðr. E tu saresti un fabbro? Che Vár mi sia testimone e ti giudichi come il pezzo di merda che sei».
L’uomo continuò a battere il ferro, ignorandolo. Arnljótr avanzò con due ampie falcate. Sarebbe risultato minaccioso per chiunque, ma non per Starkaðr.
«Il carro che hai riparato ieri è già rotto. Lo riparerai di nuovo e non ti pagherò».
Batté un pugno su un tavolo, scuotendo i ferri che lo ingombravano, ma nemmeno questo provocò qualche reazione nell’uomo, che continuò a lavorare. Il suo silenzio irritò ancora di più Arnljótr che estrasse la spada e gliela puntò contro.
«È meglio che mi ascolti, vecchio ubriacone, non te lo ripeterò».

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