La rossa birra di Hathor e il mito egizio della distruzione del genere umano

Carissimi amici, oggi Marco Gavio de Rubeis, autore di saggi di successo dedicati all’enogastronomia antica – ricordiamo qui Birra nella storia. Ingredienti e preparazioni attraverso i secoli – vi parlerà di un mito egizio della birra, in questa antica storia presentata come unico mezzo per placare la sete di sangue di una divinità. Un mito che non mancherà di affascinare gli amanti della mitologia e quelli della birra.
Buona lettura a tutti!

birra egizia 2

Abbiamo già parlato in alcuni articoli precedenti di birra, luppolo e di tutta una serie di norme e indicazioni legate al consumo dell’alcol durante l’età medievale nelle zone geografiche di influenza celtica e germanica. Naturalmente, però, la birra non è legata soltanto a questi territori e a queste epoche. Bisogna sempre ricordare che si tratta di una delle bevande più antiche della storia dell’umanità insieme all’idromele, strettamente legata allo sviluppo dell’agricoltura – e della civiltà stessa – in numerose regioni del mondo. Oggi ci sposteremo nell’antico Egitto, narrando un mito sorprendente e affascinante che parla di birra, sangue e di un’ira divina in grado di sterminare il genere umano. Il legame tra il sangue e la birra non potrà non ricordarci, come lontanissima suggestione, un’eco remota, un altro mito, molto noto: quello della creazione dell’idromele narrato nell’Edda, bevanda di poesia, nato dalla commistione tra il sangue e il miele, in grado di conferire poteri profetici a chi lo assume. In questo caso, la birra colorata di rosso è in grado di placare una fame di sangue che appare impossibile da saziare, un desiderio di vendetta che va oltre alla volontà stessa del dio che ha ordinato che si compisse, Ra.
Come abbiamo analizzato nei nostri libri dedicati alla birra e all’idromele, e come vedremo ancora attraverso articoli di prossima pubblicazione, sussiste un legame fortissimo tra mito e cultura delle bevande alcoliche in quanto segno di civiltà e allo stesso tempo di unione con il divino. Nel poema sumero Gilgamesh, la birra viene definita la bevanda degli uomini, ovvero la bevanda che distingue la cultura umana da un modo di vivere ancora bestiale, non civilizzato. È la bevanda dei popoli dediti all’agricoltura, in grado di trasformare i prodotti grezzi della terra e renderli nutrimento sotto forma di cibo e bevanda.
Il legame con il mondo divino, che ritroviamo anche nell’inno sumero alla dea Ninkasi – un testo affascinante che ci mostra una delle primissime ricette della birra mai scritte nella storia dell’umanità – è ancora più presente nel mito che ora andremo a esaminare, il mito della distruzione del genere umano. In questo testo troveremo elementi interessanti per ricostruire alcune caratteristiche quanto meno di uno dei tipi della birra egizia – come ci ricordano Strabone e altri autori, sono molti i modi in cui viene preparata e molti gli ingredienti utilizzati – per studiare la quale, purtroppo, i dati testuali sono scarsi e le fonti rare. Questo mito risulta di particolare rilevanza anche perché – pur non descrivendo la preparazione della birra come possiamo ritrovarla, ad esempio, nel testo tardoantico di Zosimo di Panopoli – viene fatto uso di un peculiare additivo che andremo a esaminare.

birra egizia

Narra la fonte che Ra, il dio generato a partire da se stesso, dopo avere assunto il dominio sul genere umano e su ogni altra cosa, nel tempo si fece vecchio. Gli uomini e le donne allora iniziarono a mormorare contro di lui, provocando l’ira dell’unico dio. Ra allora decise di convocare gli dei del suo seguito e il suo Occhio, in segreto, in modo che nessuno potesse darsi alla fuga. Quando gli dei furono riuniti dove di trovava Nu, origine di tutti gli dei, Ra si rivolse al padre per avere consiglio su cosa dovesse fare. Non voleva infatti sterminare tutti senza prima avere ricevuto consiglio. Rispose allora Nu dicendogli di lasciare che il suo Occhio si occupasse di coloro che avevano pronunciato parole blasfeme contro di lui. Nessun altro Occhio poteva precederlo (dal momento che – ricordiamo – l’Occhio di Ra è l’occhio del Sole) e nessuno poteva opporgli resistenza quando si manifestava sotto la forma di Hathor.
Subito allora Hathor, rispondendo al comando divino, si recò sulle montagne, dove gli uomini e le donne si erano rifugiati per il timore dell’ira di Ra, e li massacrò. Ra allora tentò di richiamare Hathor a sé, dicendole che aveva adempiuto al suo compito, ma senza successo. Hathor rispose che dalla sua azione aveva ricavato piacere e dolcezza nel cuore. Quando Ra si rese conto che non avrebbe potuto fermarla, ora che aveva conosciuto il sapore del sangue, fece convocare dei messaggeri veloci, in grado di correre quanto il vento, e ordinò loro di recarsi ad Abu e di raccogliere i frutti della mandragora in grande quantità.
I frutti vennero raccolti e portati alla dea Sekhet perché li frantumasse. Nel frattempo, le ancelle prepararono la birra schiacciando i grani, in totale settemila vasi, e misero in infusione i frutti all’interno dei contenitori per rendere la birra rossa come il sangue. Ra poi ordinò che i vasi venissero portati nel luogo del massacro e la birra venne versata per terra in modo che si mescolasse al sangue dei cadaveri. Quando Hathor giunse, all’alba, trovò i campi inondati di birra. Credendo che fosse il sangue dei nemici di Ra, la dea si rallegrò e bevve tutta la birra. Ma la sostanza che era stata a essa mescolata era in grado di provocare il sonno, così, una volta che Hathor si fu saziata, dimenticò la vendetta. Ra allora diede ordine che venisse istituita una festa annuale in onore di Hathor, nella quale venisse offerta la birra provocatrice di sonno. Così da quel giorno ogni anno si celebrano le festività di Hathor preparando una birra del colore del sangue.

Birra FRONTE

Per approfondire alcuni dei temi trattati in questo articolo, vi consigliamo la lettura di Birra nella storia. Ingredienti e preparazioni attraverso i secoli. Qui invece trovate l’elenco completo dei nostri libri dedicati alla storia dell’enogastronomia. I libri, scritti da Marco Gavio de Rubeis, possono essere acquistati presso il nostro shop e negli store online, oppure ordinati in tutte le librerie italiane.

Sempre dello stesso autore, potete leggere gratuitamente online i seguenti articoli:

Riscoprire l’enogastronomia antica
Perché preparare l’idromele in casa
Il cappone stufato e ripieno. Due ricette italiane tra Medioevo e Rinascimento
Cos’è il garum
L’imitazione della natura e il meraviglioso nella cucina medievale (Italia Medievale)
Bere nel Medioevo tra ebbrezza e sobrietà
La semplicità del gusto nelle ricette della Roma repubblicana. Il libum e il savillum
Birra medievale e luppolo
Il cuoco di corte rinascimentale e i suoi aiutanti. Ruoli, alimentazione e vita quotidiana

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