Perché preparare l’idromele in casa

Cari amici, oggi Marco Gavio de Rubeis, autore conosciuto al nostro pubblico per i suoi libri dedicati alla storia dell’enogastronomia, approfondisce per voi alcuni temi che ci stanno particolarmente cari, primo tra tutti per quali ragioni ricostruire in casa una bevanda di cui restano poco conosciute la tradizione millenaria e le numerose ricette tramandate nel corso dei secoli. Stiamo parlando dell’idromele, la bevanda degli dei. di cui l’autore ha diffusamente parlato nella monografia Idromele. Miti, storia e preparazioni della bevanda degli dei. Scopriremo che le ragioni sono diverse e tutte molto valide, se si desidera provare qualcosa di autenticamente antico. Buona lettura!

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Malgrado il recente interesse nei confronti della cultura medievale e del mondo celtico, con conseguente riscoperta della preparazione dell’idromele e della cucina antica, la cosiddetta bevanda degli dei continua a essere per molti versi un territorio inesplorato. Considerato, in modo piuttosto riduttivo, il semplice risultato della fermentazione di miele diluito in acqua, l’idromele ci viene proposto in modo via via sempre identico, con poche e non sostanziali variazioni: una bevanda dolce, ferma, con una gradazione alcolica da vino, venduta a un prezzo piuttosto elevato per quella che spesso è la qualità del prodotto. Questa ricetta unica di idromele, naturalmente, non piace a tutti e non rende merito all’immensa fama di cui ha goduto in passato, in particolare nella civiltà classica e presso le culture nordiche.
Scopriamo qui una prima ragione per iniziare a ricostruire in casa l’idromele: la possibilità di variare la ricetta e trovare un idromele più adatto al gusto di ognuno gusti. Il nostro suggerimento è quello di provare le varie tipologie di idromele del passato, molto diverse tra di loro, scoprendo come ognuna di esse si abbini a differenti pietanze in modo davvero sorprendente a seconda della preparazione. Scopriamo che l’idromele di area celtica è in genere frizzante e speziato, troviamo il luppolo nell’idromele germanico, scopriamo l’esistenza da testi alto medievali del cosiddetto hydromelle, un idromele preparato con aggiunta di mele, e numerosissime altre possibilità, tra cui il braggot, bevanda a base di malto e miele fermentati molto comune in area celtica.
Sfatiamo ora un mito. Le spezie e le erbe aromatiche, diversamente da quello che si sente dire troppo di frequente, non hanno la finalità né di facilitare la fermentazione (ne occorrerebbe una quantità talmente elevata da deformare del tutto il sapore della bevanda) né di coprire il sapore di un idromele venuto male (non ha senso, visto che fino a non molto tempo fa le spezie avevano un prezzo elevato, il miele era invece particolarmente economico). Spezie ed erbe vengono impiegate, come in tutta la cucina antica, con l’unica finalità della varietà e del gusto. Scoprirete infatti come il loro utilizzo ragionato possa rendere i sapori più complessi ed equilibrati.
Una seconda ragione per preparare l’idromele in casa è il controllo della qualità del prodotto: la totale eliminazione di prodotti chimici (malgrado una certa opinione dominante, l’idromele non necessita di additivi di alcun tipo, come dimostrano migliaia di anni di storia) e la possibilità di impiego di mieli particolari a seconda del gusto, tutti elementi che possono considerevolmente migliorare il risultato finale.

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Una terza ragione è l’interesse storico, quanto meno per coloro che sono appassionati di una ricostruzione storica che voglia partire da dati effettivi e non da mere speculazioni. Se vogliamo davvero conoscere come si beveva nel mondo norreno o in quello celtico, o ricostruire una ricetta medievale, non possiamo bere gli idromeli attualmente in commercio e, ora come ora, la via più semplice è la sperimentazione domestica.
L’ultima ragione, di un certo peso, è di natura economica. L’idromele in commercio è in genere costosissimo, il miele lo è molto di meno e producendo l’idromele in casa lo potrete bere più di frequente e meglio che non acquistandolo. Certi idromeli, in particolare quelli luppolati a bassa gradazione alcolica, possono anche rappresentare degli ottimi sostituti della birra, senza contare che, essendo preparati con una quantità ridotta di miele, risultano anche piuttosto economici.

Un argomento infine ci preme portare alla vostra attenzione e alla vostra riflessione. Non si ricostruisce una ricetta storica soltanto per interesse documentario, ma soprattutto per sperimentare modi alternativi di approcciarsi al cibo, vie così antiche da risultare innovative. Non è soltanto l’amore per il passato, ma soprattutto il recupero di una tradizione, dimenticata per ragioni del tutto indipendenti dall’interesse gastronomico che essa può presentare. Una tradizione la cui perdita costituisce un grave danno culturale che in questo caso si manifesta attraverso l’impoverimento del gusto e della capacità di godere appieno delle possibilità che ci vengono dai cibi e dalle bevande.
Per questa ragione vi invitiamo a provare le ricette storiche dell’idromele, senza accontentarvi delle proposte facili e un po’ banali che vi vengono abitualmente fatte. Sperimentate, scoprite, divertitevi nell’esplorazione di strade differenti per bere meglio e vivere con gusto. (MARCO GAVIO DE RUBEIS)

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Per approfondire la storia e le ricette antiche dell’idromele, selezionate da testi a partire dall’età romana fino ad arrivare all’Ottocento, vi consigliamo la lettura della nostra monografia Idromele. Miti, storia e preparazioni della bevanda degli dei. Lo trovate in tutti gli store online, nel nostro shop e, dietro ordinazione, in ogni libreria italiana.

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