Marco Redaelli presenta “Una fiaba d’inverno”

Oggi desideriamo presentarvi uno dei romanzi che più hanno affascinato il nostro pubblico, Una fiaba d’inverno.
Siamo rimasti colpiti fino dalla prima lettura da questo romanzo che ha in sé la fascinazione remota e senza tempo della fiaba, costruito su molteplici livelli di lettura attraverso un solido intreccio in cui alla fine ogni elemento trova la sua collocazione, il suo senso. È una fiaba: non solo per gli elementi fiabeschi in esso contenuti, ma per la stessa struttura. La storia di un viaggio, di una perdita incolmabile, di un ritorno, di una trasformazione. Di scelte dalle quali non si può tornare indietro. Una fiaba d’inverno, perché il conflitto tra Estate e Inverno è tematizzato come elemento centrale. Ma è l’Inverno a costituirne il fattore di fascino principale. Da questo deriva Una fiaba d’inverno, opera che mostra una maturità stilistica e tematica eccezionale per il giovane autore che vi presentiamo oggi, Marco Redaelli, laureato in psicologia e alla sua seconda pubblicazione. Il libro è uscito per I Doni delle Muse nel 2015, con la splendida illustrazione di copertina a opera di Aténé Bálint.
Diamo il benvenuto a Marco e iniziamo subito con una domanda.

Inverno FRONTE

SERENA FIANDRO: Questo romanzo, come accennavamo sopra, è una fiaba. Parla di creature fatate, giuramenti e patti che non possono essere spezzati, di reami incantati dove lo spazio e il tempo non hanno più alcun significato. Un mondo pieno di fascino, pericolo e gelo; un mondo in cui conoscere il nome di qualcuno significa avere potere su di lui, perché il nome è l’essenza, è l’identità. Un mondo in cui una promessa è valida per sempre e può essere infranta solo attraverso la creazione di nuovi legami, nuovi patti ancora più rischiosi dei precedenti. Il mondo delle fate, d’altra parte, è un mondo in cui si deve entrare in punta di piedi, per non essere notati troppo, che obbedisce a regole proprie che il genere umano non può che considerare pericolose e amorali.
Nel tuo romanzo c’è tutto questo e prima di ogni altra cosa il mondo meraviglioso delle fate, rispetto al quale ogni bellezza del nostro mondo non rappresenta che una copia sbiadita e insignificante. Il tuo è un romanzo di azione, di avventura ma anche di malinconia, di una nostalgia per un regno senza tempo avvolto in un’eterna coltre di ghiaccio. Un romanzo che inizia con un dono, fatto da un padre a un figlio in punto di morte: una noce che contiene il più potente di tutti i talismani, il nome della regina delle fate.
Cosa rappresentano le fate per il tuo protagonista? Cosa prova nel varcare la soglia che lo condurrà ogni giorno più vicino al popolo fatato? Perché non può più farne a meno? Hai scelto un taglio di narrazione più complesso di quello abitualmente utilizzato per i romanzi dello stesso genere, andando ad analizzare molto più in profondità le motivazioni e la natura del popolo fatato. Che lavoro di ricerca hai svolto per questo romanzo?

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MARCO REDAELLI: Ciao, grazie per questa presentazione! Iniziamo dal lavoro di ricerca. La cosa che mi premeva di più durante la stesura di questo romanzo era il ricreare l’atmosfera magica che avvolge le fiabe e le leggende popolari; per fare questo avevo bisogno di capire fino in fondo il modo in cui funzionano e l’unico modo per farlo è stato leggerne a centinaia. Mi sono ispirato principalmente a leggende delle tradizione irlandese e inglese, anche se nel libro ci sono accenni a leggende nordiche, russe, giapponesi e degli indiani d’America.
In molte di queste storie gli esseri fatati hanno una morale totalmente aliena a quella dell’uomo. Vivono per seguire i loro capricci e le loro passioni, ingannano gli umani con patti e maledizioni e vivono avvolti nel mistero. Fin da bambino Lars viene a contatto con queste creature: facendo con loro un patto dopo l’altro diventa sempre più simile a loro, una creatura di neve e incantesimi. La magia delle fate diventa per Lars una vera e propria ossessione e sarebbe disposto a tutto per entrare nel loro regno ed esaudire così il suo ultimo desiderio. Anche ad abbandonare per sempre la propria umanità.

SERENA FIANDRO: Come in tutti i fantasy di ispirazione classica – il tuo può essere a tutti i diritti considerato un fantasy fiabesco – uno dei temi centrali è la dualità. Non parliamo di una banale lotta del bene contro il male, ma di qualcosa di più profondo: tutti i conflitti in questo romanzo sono tra due entità o due individui, spesso di pari potere. L’Estate e l’Inverno, la Strega della Brina e la Madre dei Morti, Lars e Faerydae. Nel tuo romanzo però si tratta di una dualità che non ci consente di identificare in modo inequivocabile un buono e un cattivo, caratteristica che in realtà appartiene alle fiabe. Ogni personaggio ha una sua motivazione per essere quello che è, la possibilità di un cambiamento è aperta per tutti, anche per un protagonista che ha rinunciato alla propria umanità per divenire una creatura di magia e di ghiaccio.
La dualità si ritrova anche in un elemento che ho trovato particolarmente affascinante: il fatto che la lotta senza tregua tra due nemici, ognuno mosso dalla propria motivazione, porti colui che possiamo in quel momento identificare come protagonista a usare gli stessi mezzi dell’antagonista, diventando diventare identico a quest’ultimo. Questo schema ricorre diverse volte nel romanzo, in un gioco di specchi che costringe il lettore a riesaminare l’intera vicenda con occhi meno ingenui. Cosa identifica il protagonista e l’antagonista, se non c’è più una reale distinzione di metodi? Dov’è collocato il limite tra bene e male, tra fini e mezzi per i tuoi personaggi? È stata una scelta precisa o un elemento emerso attraverso la stesura del romanzo, quella di rinunciare ai confini netti del genere fantastico tra bene e male per cercare una via alternativa, fatta di ambiguità e di nuove possibilità?

MARCO REDAELLI: Non ho mai pensato ai miei personaggi in termini di buoni o cattivi. Tutti loro hanno delle motivazioni per ciò che fanno. Alcuni hanno un codice morale e delle regole, ma capita spesso che per via degli eventi si trovino a romperli e a ricostruirli da capo, senza mai essere completamente nel giusto o nello sbagliato.
Per le mie creature fatate questa cosa è ancora più netta. Nel folklore sono spesso descritte come disposte ad aiutare gli umani, ma pronte a creare loro dei problemi (che vanno dall’annodare fra loro le code delle mucche fino al rapire i bambini nel sonno) se vengono in qualche modo offese o se la cosa le diverte. Ho cercato di rendere il più possibile questo dualismo all’interno dei miei personaggi e il farlo mi ha permesso di tenere lontani alcuni stereotipi pericolosi.
Per quanto riguarda la morale del protagonista, ho giocato molto con il tema dei desideri. Cosa è disposto a fare Lars pur di ottenere quello che vuole? Quanto è accettabile diventare come il proprio nemico pur di riuscire a sconfiggerlo?

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SERENA FIANDRO: In un certo senso, il tuo può anche essere considerato un romanzo di formazione: è una storia di scelte, spesso difficili, una storia di crescita. Non solo per il tuo protagonista, che all’inizio della vicenda è un bambino, ma per tutti i personaggi. È un viaggio dal quale forse non c’è ritorno, verso una progressiva ricreazione di un’identità in cui non c’è spazio per confini netti tra, come si diceva, il bene e il male, tra il regno umano e quello del popolo fatato. In un certo senso, è come se nessun personaggio avesse un’identità propria di partenza, ma questa venisse plasmata attraverso la storia e le scelte, fino a divenire la somma di tutte le azioni compiute fino a quel momento.
È un taglio che hai scelto di dare alla narrazione o si è sviluppato contemporaneamente all’evolversi delle vicende? Che ruolo ha avuto la tua formazione di psicologo nell’elaborazione di questa idea che traspare nettamente nel corso del romanzo?

MARCO REDAELLI: Senz’altro i miei studi hanno influenzato molto la natura del romanzo, fanno parte del filtro attraverso il quale scrivo. Ho costruito ognuno dei personaggi pensando in primo luogo al perché sono diventati così come sono. Che esperienze hanno avuto prima di apparire sulla pagina? Che infanzia hanno vissuto?
Mi interessa molto il fatto che i miei personaggi crescano durante lo svolgersi della storia, credo che nessun racconto sia pienamente soddisfacente senza che le avventure dei protagonisti vadano a modificare la loro identità. Mi piace pensare che Una fiaba d’inverno sia la storia della crescita di Lars e del suo imparare ad accettare le proprie emozioni; il viaggio che compie verso il Regno delle Fate non è meno importante del suo cammino interiore.

SERENA FIANDRO: Che metodo hai utilizzato per elaborare questo romanzo che, pur essendo così complesso, si legge tutto d’un fiato? Come sono nate le trame secondarie, le vicende dei personaggi? Da quale idea originaria è nato il testo? Sono arrivati prima i personaggi, l’ambientazione o la trama?

MARCO REDAELLI: Tutto è partito con l’idea di voler scrivere una fiaba; ma la fiaba, come genere, mi stava stretto. Allora ho preso solo alcuni suoi schemi (le prove che arrivano sempre a tre alla volta, gli elenchi di meraviglie e eventi straordinari, il prezzo da pagare per ogni magia) e li ho applicati al romanzo, forma a me decisamente più congeniale perché mi permette di lavorare di più sui personaggi e sulla loro crescita.
Avevo un protagonista, Lars, e conoscevo il suo obbiettivo, il raggiungimento del Regno delle Fate: non sapevo come avrebbe fatto ad arrivarci e soprattutto non avevo idea del perché volesse mai fare un viaggio simile. Sono bastate queste due domande a convincermi a varcare la soglia per Tír na nÓg.

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SERENA FIANDRO: Un’ultima domanda per Marco. Quali sono i tuoi progetti di scrittura futuri? Hai in mente di scrivere un altro fantasy dello stesso genere o pensi che cambierai stile e argomenti?

MARCO REDAELLI: Al momento sto lavorando in collaborazione con Martina Sesti a un libro illustrato per bambini dai 2 ai 5 anni sul riconoscimento e la gestione della paura. Contemporaneamente sto scrivendo una sceneggiatura per un film sulla solitudine e un romanzo sui fantasmi con un forte focus sull’introspezione dei personaggi. Prima o poi tornerò sicuramente al fantasy, magari scrivendo qualcosa per ragazzi, ma prima voglio sperimentare un po’ con altri generi per imparare qualcosa di nuovo!

Ringraziamo Marco per le sue interessanti risposte e ricordiamo a tutti i lettori interessati al suo libro che possono trovarlo in tutti gli store online (ad esempio qui o qui), tramite il nostro shop o, dietro ordinazione, in qualsiasi libreria italiana. Grazie a tutti voi e buona lettura!

 

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