Ivano. Il cavaliere del leone

IVANO 3 fronte

Titolo: Ivano. Il cavaliere del leone
A cura di Marco Bertoli e Serena Bertoli
Illustrazioni di Aténé Bálint
Editore: I Doni Delle Muse
ISBN: 978-88-99167-19-6
Pagine: 88
Prezzo: 10 euro

DALLA QUARTA DI COPERTINA
Nella foresta di Brocelandia esiste una fonte prodigiosa a cui è appeso un bacile d’oro, con accanto un grande smeraldo sorretto da rubini. Se si versa l’acqua sul cristallo, si scatena una terribile tempesta in grado di distruggere la foresta stessa. Ma il signore della fortezza non può tollerare questo affronto e batte a duello Calogrenant, che ha osato turbare la quiete del suo regno, suscitando le ire del valoroso cavaliere Ivano che parte per vendicare l’onore perduto del cugino. Tra bellissime dame, leoni parlanti, promesse d’amore non mantenute e anelli dai poteri magici, le straordinarie avventure di uno dei più grandi cavalieri di re Artù, Ivano detto il Cavaliere del Leone, così come ci vengono tramandate dalla letteratura medievale.

DAL LIBRO
Il salone dei banchetti della reggia di Carduel risplendeva illuminato a giorno dalle fiaccole accese lungo le pareti e dai candelabri disposti sopra i grandi tavoli imbanditi. Si celebrava la festa di Pentecoste e Artù, l’eroico re di Bretagna, e i suoi nobili cavalieri erano riuniti a cena.
Per intrattenere la regina Ginevra, il nobile Calogrenant raccontò ai commensali l’avventura di cui era stato protagonista.
«Dovete sapere, mia signora, che mentre ritornavo al castello mi sono ritrovato ad attraversare la foresta di Brocelandia, un bosco che si estende per miglia e miglia in ogni direzione. Nel folto di quella selva sterminata mi imbattei in un contadino che mi parlò dell’esistenza di una pietra magica capace di scatenare una bufera quando vi veniva versata sopra l’acqua di una sorgente vicina. Chi sopravviveva alla tempesta era considerato un vero cavaliere. Sfidato dall’uomo a dimostrare il mio valore, raggiunsi il luogo. Appeso con una catena a un alto pino, vidi un bacile dell’oro più fino che sfiorava l’acqua calda della fonte. Accanto c’era una grande pietra di smeraldo, appoggiata sopra quattro rubini sfavillanti. Attinsi dell’acqua dalla fonte e la versai sulla roccia. La burrasca che si generò fu di una violenza mai vista: le nuvole versavano pioggia, neve e grandine, le folgori saettavano nel cielo, gli animali e gli uccelli fuggivano impauriti e gli alberi cadevano al suolo. Quando cessò, mezza foresta era distrutta, ma io le avevo resistito. Mentre mi compiacevo della mia forza, ecco che arrivò il signore della fortezza, Esclados le Roux, che, arrabbiato per la distruzione del suo bosco, mi sfidò a duello. Ci scontrammo prima con le lance, poi con le spade e venni sconfitto. Il nobiluomo, credendomi morto, mi abbandonò steso sul terreno. Una volta che mi fui ripreso, mi rimisi in viaggio per Carduel».
Alla fine del racconto, Ivano, cugino di Calogrenant, si alzò in piedi pieno di sdegno, esclamando: «Non sia mai che un simile affronto rimanga impunito! Oggi stesso partirò per Brocelandia per vendicare il tuo onore!».

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