Ladri di storia

LADRI_DI_STORIA bozza

Titolo: Ladri di storia
Autore: Federico Sala
Editore: I Doni Delle Muse
ISBN: 978-88-99167-20-2
Pagine: 188
Prezzo: 11 euro

DALLA QUARTA DI COPERTINA
Sembra una mattina come tutte le altre per Jacopo, come sempre in ritardo per la scuola, quando Abigail, una ragazza sconosciuta, gli offre un passaggio su un bizzarro veicolo: un vecchio scuolabus americano. Del tutto ignaro del pericolo, il ragazzo si troverà coinvolto nei loschi piani di un misterioso individuo che intende costringerli a viaggiare nel tempo per impadronirsi della copia dell’Odissea custodita nella biblioteca di Alessandria.  Ma questo non è che l’inizio di un’incredibile avventura che condurrà i due ragazzi avanti e indietro nella storia, nella speranza di poter fare ritorno a casa…

DAL ROMANZO
Sono in ritardo, sono in ritardo, sono in ritardo!
Con quel pensiero martellante nella testa Jacopo, zainetto in spalla e mezza colazione ancora tra i denti, salutò in tutta fretta la madre e si precipitò in strada per correre verso la fermata dell’autobus, nella speranza di non perdere ancora una volta il mezzo che lo avrebbe dovuto accompagnare a scuola.
Purtroppo per lui, quella mattina e quel ritardo erano un film già visto molte volte. Ce la metteva tutta, puntando la sveglia la sera prima. Ma al momento dello squillo, alle 6,30 del mattino, la comodità e la morbidezza del materasso vincevano sempre sulla buona volontà di mantenere l’impegno preso con se stesso solo qualche ora prima. Toccava alla madre, appena in piedi, chiamarlo per dargli la sveglia definitiva.
Così, anche quella mattina dell’11 dicembre, l’inevitabile risultato era stato un terribile ritardo e Jacopo arrivò alla fermata del pullman giusto in tempo per vederlo allontanarsi oltre la curva della strada.
«Maledizione!» disse ansimando, piegato in avanti e con le mani strette alle ginocchia, mentre tentava di riprendere fiato. La sua imprecazione non passò inosservata.
«Hai perso l’autobus, vero?».
Jacopo si voltò in direzione della voce femminile che aveva appena sentito e, sull’altro lato della carreggiata, vide una ragazza sorridente che sembrava avere circa la sua stessa età. Non troppo alta ma molto carina, con i capelli legati a coda dietro alla testa.
«Eh… già, ma è colpa mia» rispose ad alta voce, in modo da farsi sentire dalla sua interlocutrice.
«Anche io sono in ritardo» replicò lei. «Vieni, prendiamo questo. Porta in città».
Solo allora Jacopo vide, parcheggiato poco distante, un pullman giallo: assomigliava a un tipico scuolabus statunitense e, a occhio e croce, sembrava avere minimo una trentina d’anni.
«Ma sei sicura? Io non ho mai visto quel tipo di bus qua in giro. Pare uscito da un film americano degli anni Cinquanta».
«Anni Sessanta» lo corresse la ragazza. «Passa di rado ma ogni tanto lo prendo. Che scuola frequenti?».
Jacopo guardò a sinistra, poi a destra e quindi attraversò la strada. «Faccio il classico, il Sarpi» rispose quando fu accanto alla ragazza.
«Perfetto, ci vado anche io e questo pullman ci passa. Piacere, io sono Abigail ma puoi chiamarmi solo Gail» disse lei allungando la mano per stringere quella di Jacopo.
Lui, dopo qualche secondo di esitazione, ricambiò la stretta. «Piacere, Jacopo». Poi, notando in lei tratti poco familiari, le chiese: «Da dove vieni? Non ti ho mai vista qui».
Jacopo viveva a Lallio, un paesino nella provincia di Bergamo formato da una comunità di duemila anime dove tutti conoscevano tutti. E quella biondina dai grandi occhi blu non era di Lallio, questo era sicuro.
«Vengo dagli Stati Uniti, ma vivo e studio in Italia da parecchi anni. Mi sono trasferita qui da poco tempo con la mia famiglia. Andiamo?». La ragazza salì sull’autobus dall’unica entrata disponibile che si trovava accanto al posto di guida.
Oh, be’. Un mezzo di trasporto vale un altro, basta che mi porti a scuola, pensò Jacopo e seguì Abigail.

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