Angelo Berti racconta “I Figli della Geenna”

Cari amici, oggi vi presentiamo uno dei nostri scrittori più amati e seguiti, Angelo Berti, autore del fortunato ciclo I figli della Geenna, di cui è uscito in questi giorni il secondo volume, I segreti di Ggantija, e del romanzo storico-mitologico L’isola del ghiaccio, in cui racconta la Scandinavia medievale attraverso le vicende di Starkaðr, protagonista di molte saghe norrene. Due ambientazioni diversissime caratterizzate dall’essere collocate temporalmente in anni vicini, scelta senza dubbio interessante che ci dice molto sul nostro autore, poco propenso a soluzioni facili e commerciali. Infatti, tutto tranne che facili sono i suoi libri: sono romanzi carichi di contenuto, di dolore, di azione. Romanzi che possono essere amati o odiati ma non lasciano indifferenti

.12742131_10209065720944290_4075039887574416756_n

SERENA FIANDRO: Innanzi tutto diamo il benvenuto ad Angelo. Iniziamo con qualche parola su di te e sui tuoi libri. Una cosa che mi ha sempre colpita della tua scrittura è la tua voce narrativa. Me la immagino roca, dura, piena di amarezza. La tua scrittura è priva di fronzoli, veloce, essenziale. Una scrittura dalla quale risulta difficile staccarsi. Che cosa c’è di te stesso in questa amarezza, in questa visione così disincantata dell’esistenza che traspare in tutti i romanzi?

ANGELO BERTI: Ciao e grazie per questa bella presentazione. Vado subito al sodo. La mia scrittura è il mio Mr. Hyde, il mio alter ego sofferente. Scrivendo esprimo quello che non mostro, posso raccontare l’esperienza dell’esistenza come è nella sua amarezza, anche se la affronto sempre a viso aperto. Ho sempre pensato che la vita debba essere narrata come è veramente, senza eufemismi: solo conoscendo il tuo nemico puoi affrontarlo e batterlo. Con i miei libri io parlo con un amico che non conosco o che invece conosco benissimo, perché leggendomi riconosce qualcosa di me e di se stesso. Voglio raccontare la vita.

Adobe Photoshop PDF

SERENA FIANDRO: Il ciclo dei Figli della Geenna non può essere considerato propriamente fantasy, in quanto privo degli elementi che caratterizzano il genere, ma neppure storico, dal momento che la società che hai creato presenta in realtà una rielaborazione alternativa e di fantasia (e malgrado questo, plausibile e verosimile) di fatti realmente avvenuti. Proprio di questo vorrei parlare. Com’è nata la Geenna? Perché Malta, Bisanzio, i Saraceni?

ANGELO BERTI: Volevo a tutti i costi qualcosa di nuovo, ma al tempo stesso volevo essere concreto. Avevo la storia e avevo i personaggi, ma non avevo l’ambientazione. Non avevo l’epoca. Tutto è nato in vari momenti di brainstorming: li faccio sempre quando scrivo un libro, coinvolgendo mio fratello e altri amici autori. L’idea dell’ambientazione reale è stata di Luca Azzolini, un caro amico e un ottimo scrittore. A quel punto, mio fratello ha proposto l’idea di Malta, potendo avvalermi di fonti dirette (un mio caro amico è sposato con una maltese). Studiando la storia dell’isola e scoprendo un enorme vuoto fino al 870 d.C., non potevo che gettarmici a pesce. Avevo un mondo e un periodo storico da riplasmare a mio piacimento. Il resto è stato facile. Ho visto I Figli della Geenna reali nella mia mente e a quel punto non ho fatto altro che metterli dove dovevano stare.

SERENA FIANDRO: Parliamo di Gallen. Un personaggio controverso, difficile da digerire. Un pugno nello stomaco. Eppure, per i tuoi lettori il nome di Angelo Berti è strettamente connesso con la Hyena: sono rimasta stupita nel constatare che Gallen, tra tutti, è forse il personaggio più amato e odiato, quello che ognuno ricorda. Com’è nato? Chi è davvero questa Hyena del tutto priva di umanità?

ANGELO BERTI: Gallen è il lato oscuro. Volevo provare a creare un personaggio il più reale possibile, che stimolasse empatia e odio allo stesso tempo. La realtà oggi è narrata troppe volte in modo artificioso. Nella realtà, se uno vuole uccidere lo fa senza spiegare prima perché. Non dà il tempo alla cavalleria o alle Giovani Marmotte di arrivare per salvare la vittima. Vuole fare quello che deve e togliersi da lì prima possibile. In sintesi la Hyena è il delinquente vero, comune, che gira per le nostre strade, quello a cui non interessa chi sei o cosa fai, ma che impiega un attimo per colpirti e portarti via il portafoglio o per violentare una donna. Perché Gallen piace? Perché è vero. Tutti lo sappiamo e ne abbiamo paura. Per questo leggiamo riga dopo riga per scoprire se possiamo sperare che anche uno come Gallen possa cambiare.

GGANTIJA  fronte

SERENA FIANDRO: Ora però ti faccio una confessione e ritratto quello che ho scritto sopra. Non ho mai creduto davvero che Gallen sia un personaggio privo di coscienza. Se così fosse, perché vendicarsi di coloro che l’hanno reso solo uno strumento per uccidere? Io vedo umanità in Gallen, ma in modo diverso da chiunque altro. Anzi, forse tra tutti i Figli della Geenna le sue azioni risultano comprensibili, limpide. Gallen deve saziare una fame che non può essere saziata. Ma come comprendere invece le motivazioni degli altri personaggi? Come giustificare le azioni, ad esempio, dell’abaris?

ANGELO BERTI: Hai colto un messaggio difficile da percepire, perché volevo che non fosse scontato. Gallen è comunque un uomo, cattivo, malvagio, ma non un folle… o forse sì, ma intelligente e capace. Il suo è un male manifesto e terrificante. Ma il male ha molte facce, anche quella pacifica e tranquilla di un anziano un poco strambo, come potrebbe essere Jacob, l’abaris. Il male peggiore non è quello che si vede, ma quello che si insinua, che tradisce, che sorprende. È Jacob il male da temere. Per chi è onesto non c’è dolore peggiore del male della coscienza. Il male vive ignorandola. Gallen ci prova ma, come hai notato tu, esiste una scintilla anche in lui e quella è sufficiente per torturarlo. Per gli altri non vorrei raccontare qualcosa che verrà svelato nei prossimi libri. Ci sono le storie di tutti e vi toccherà leggerli per conoscerle.

SERENA FIANDRO: Un altro tuo personaggio che ho amato molto è Starkaðr, protagonista del romanzo storico-mitologico L’isola del ghiaccio. Anche nel suo caso, e inizio a sospettare che sia una caratteristica del taglio che decidi di dare alle tue storie, non hai colto questo personaggio al culmine delle sue vicende eroiche, ma nel momento della decadenza. Un personaggio amareggiato, stanco, che ormai desidera soltanto essere lasciato in pace. Ma nonostante questo, un personaggio che avrà la possibilità di riscattarsi, forse di fronte a se stesso, per riparare a un passato che lo perseguita e lo ha condotto a trovare conforto nell’idromele. Perché questa scelta, in fondo così distante dall’esaltazione dell’eroismo presente nella mitologia? Perché volerci mostrare che, in fondo, l’eroe è soltanto un uomo? E soprattutto, quanto ti sei divertito a svolgere questa azione di demistificazione?

ANGELO BERTI: Starkaðr è un personaggio che amo. Con lui sono riuscito a realizzare uno dei miei sogni di scrittore. Ho sempre pensato che la mitologia avesse origine dalla realtà, una realtà esaltata e divinizzata. In realtà i personaggi di cui parla erano soltanto uomini. Probabilmente accettavano il ruolo degli eroi o lo odiavano. Sono convinto che un uomo normale si stanca di essere un mito: ci si stanca dell’eternità. Si può essere grandi, ma alla fine si vuole semplicemente essere uomini. Ho voluto raccontare in questo modo il suo mito, quello di un uomo normale, eroe certamente, ma leggenda contro la propria volontà.

isola del ghiaccio

SERENA FIANDRO: Ti faccio un’altra domanda sui personaggi. Starkaðr ha potuto, a modo suo, trovare pace. Credi che anche per Gallen possa esserci una possibilità simile o morirà solo e consumato dal suo stesso odio? Voglio solo conoscere la tua opinione (io mi sono già fatta un’idea), indipendentemente dalla conclusione della vicenda che, come sai, attendo con impazienza di leggere.

ANGELO BERTI: Tutti si aspettano un riscatto di Gallen o una redenzione. Il terzo (e ultimo) romanzo è già scritto quindi non vorrei rischiare di rivelare troppo, ma posso dire che Gallen non è Starkaðr. Forse dietro la sua follia c’è qualcosa di più, forse anche lui ambisce all’eternità o forse verrà sconfitto da se stesso. Posso solo dirvi con certezza che Gallen non deluderà fino all’ultima riga.

SERENA FIANDRO: Un’ultima domanda. Come scrivi? Come nascono le idee per le tue storie? Sei uno scrittore che lavora in modo regolare o scrivi solo in certi periodi? Raccontaci qualcosa del tuo metodo di lavoro.

ANGELO BERTI: Non posso dire di avere un metodo. Certamente sono un istintivo, lascio che la storia fluisca senza vincolarmi e quando ha una logica e una struttura, allora comincia un altro lavoro. A volte scrivere è il momento meno impegnativo. Una storia finisce su carta in due o tre mesi, poi devo renderla coerente. A quel punto capita anche di doverla riscrivere quasi per intero. Ma non è una revisione, assolutamente: si tratta del lavoro su una bozza che fino a quel momento è ancora in forma embrionale. Poi naturalmente, se cerco affidabilità storica non posso evitare di documentarmi prima adeguatamente.

IMG_0998

Ringraziamo Angelo per le risposte e vi rimandiamo alla lettura dei suoi romanzi, ricordandovi che li trovate sul nostro sito, in tutti gli store online e, su ordinazione, in tutte le librerie italiane.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...